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2.4. Essenza - percorso 2 (o dell'amore)

Angeli dei Sette Chakra
Gli Angeli dei Chakra si rivolgono ad animi in cammino verso un sempre maggiore e consapevole equilibrio personale.
Donarsi o donare un angelo dei Chakra è un gesto colmo di simboli e significati.

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- Scelgo il percorso dell'amore - disse Marcello senza esitare. Era giovane e non aveva conosciuto ancora la vera donna del cuore. Meda gli sorrise bonaria e gli indicò un sentiero che s'apriva appena dietro gli alberi alla loro destra.

- Segui quella via e sii felice! -

Il giovane s'avviò, curioso e pieno di speranza, verso un sentiero verde, appena segnato tra gli alberi.

Un lieve rossore gli tingeva le guance; gli occhi più vivi e il respiro un po' affannato tradivano la sua emozione. Egli sapeva ben poco dell'amore. Se si escludeva qualche incontro fugace, poco o nulla aveva sperimentato del misterioso pianeta femminile.

Il percorso era molto gradevole: un'arietta primaverile faceva dimenticare l'afa estiva, il canto di uccelli nascosti tra i rami allietava il viandante e un leggero profumo aleggiava intorno. "Che bello" pensò "sembra un sogno!" Il fondo del sentiero era morbido e muscoso. Affrettò il passo.

Man mano che avanzava, la stradina s'allargava divenendo più amena e luminosa. Si sentì un canto in lontananza, dolce e insinuante: una voce femminile prometteva tenerezza e carezze. Pian piano il canto si faceva più vicino. Marcello quasi correva ormai verso quella che sembrava la meta delle sue più segrete aspirazioni.

Infine ... ecco ... su una radura fiorita, una ragazza bionda sedeva su un sedile di pietra, poggiando i piedi nudi sull'erba. Tutto appariva perfetto. La ragazza cantava accompagnandosi con una piccola chitarra adatta a lei. Presa dalla musica, guardava le corde e ogni tanto scostava da sé i lunghi capelli ondulati che andavano a ingombrare le dita. Una veste leggera copriva il giovane corpo.

Marcello si fermò a guardarla incantato. Non osava muoversi. La fanciulla sembrava come altrove e il giovane temeva di rompere l'incanto, di farla sparire con un gesto o una parola inopportuni.

Infine, la melodia finì; ella concluse il suono con un arpeggio leggero e smise di cantare. Solo allora si accorse dì lui, che, quasi in ombra, restava sospeso alla fine del sentiero.

La ragazza lo guardò: i suoi occhi verdazzurri si volsero a lui con un sorriso gentile:

- Ti aspettavo - disse con voce melodiosa.

- Come sai di me? - rispose Marcello sorpreso.

- Io sono Meda e so tutto di te. -

- Ma come, Meda?! - disse lui sbalordito.

- Non chiedere altro. Avvicinati. -

Il giovane avanzò intimidito. Allora ella s'alzò venendogli incontro. Si muoveva leggera e sembrava ancora più bella: Egli scorse solo allora la somiglianza con la vecchia, ma ciò che in quella era decadimento, nella fanciulla appariva turgido e vivo: la bocca carnosa, il naso leggiadro, il corpo tornito e proporzionato.

Lo prese per mano e lo condusse al sedile. Gli pose con naturalezza un braccio intorno alle spalle e lo avvicinò a sé. Un gradevole profumo si sprigionava da lei. Il giovane era preso in uno strano e bellissimo incantesimo e si lasciava guidare da lei nell'atmosfera di sogno che tutto intorno a lui emanava.

La giovane Meda gli sorrideva. Poi prese a parlargli con dolce sussurro:

- Amore, da tempo ti aspettavo. I tuoi occhi sono il mio specchio, in te vedo i miei sogni realizzati - e intanto lo accarezzava sui capelli. Il giovane sentì pian piano sciogliersi la timidezza iniziale, avvertì una crescente confidenza in lei: saliva dal suo cuore e gli faceva sembrare semplice e vero il miracoloso incontro.

Cominciò a corrispondere all'amore che gli veniva offerto: la strinse a sé emozionato dal turgore e dall'abbandono del suo corpo. Parole sconosciute gli vennero naturali alle labbra, si sentì senza stupore mormorare lodi alla sua bellezza, manifestare prima la tenerezza, poi il desiderio. Marcello provava emozioni mai sognate. Meda sembrava aderire al suo corpo come una parte a lui propria, il sapore dei suoi baci e la morbidezza di tutto il suo essere apparivano completamento e fusione a lui, ai suoi desideri, a tutto il suo essere.

Mentre le effusioni dei due giovani si compivano in ogni aspetto dell'amore, il sole si attenuava. Infine, ebbero sonno. Prima di abbandonarsi al riposo, il giovane le disse:

- Sei la mia donna, non ti lascerò più ... ci sposeremo ... -

La sentì ridere lievemente di lui e, mentre si lasciava andare al sonno. mormorare:

- Sciocchino, io sono l'Amore che tu senti in te stesso. Non posso appartenerti, né lasciarti. Io non sono di nessuno e sono di tutti. -

Marcello si svegliò colpito dal sole che si stava alzando sulla radura. Sorpreso di trovarsi lì, richiuse gli occhi come a ritornare indietro alla sua casa ed al suo letto, poi un mormorare di voci poco lontano lo risvegliò del tutto. Si alzò e percorse un breve tratto tra gli alberi fino a raggiungerle. Man mano che si avvicinava colse nella voce femminile qualcosa di familiare. Uscì dagli alberi e... fu orribile: Meda tra le braccia di un uomo ripeteva la pantomima che aveva già praticato con lui. Non gli sembrò vero! Un lancinante dolore gli bloccò il cuore. Come, la ragazza che gli aveva parlato d'amore con tanto sincero trasporto era tra le braccia d'un altro?

Li guardò ancora come basito, poi non sopportò più la vista dei due corpi nudi, intrecciati in un abbraccio totale: le membra dell'uomo, muscolose e tornite, facevano un solo corpo con quelle ambrate della ragazza. Capì che sarebbe stato inutile parlare, gridare ... Corse via a perdifiato, travolto dalla delusione e dal dolore, cercando un varco nella fitta macchia del sottobosco. Corse e corse, poi cadde stremato perdendo i sensi.

Si risvegliò stupito alla voce roca della vecchia; era di nuovo sulla scalinata. Preceduto da lei, scese l'ultimo gradino. Si trovava in un salone fortemente illuminato. Un corridoio lungo e stretto si apriva a sinistra. Meda lo diresse a quello.
© M.Floris - Tutti i diritti riservati. È vietato utilizzare questo testo, anche parzialmente, senza autorizzazione.
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