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2.3. Essenza - percorso 1 (o dell'inconscio)

Angeli dei Sette Chakra
Gli Angeli dei Chakra si rivolgono ad animi in cammino verso un sempre maggiore e consapevole equilibrio personale.
Donarsi o donare un angelo dei Chakra è un gesto colmo di simboli e significati.

Visualizza tutti gli Angeli dei Sette Chakra>>>
Appena l'eco della breve risposta del giovane si spense, un buio verdastro si diffuse intorno a lui. La vecchia appariva eterea, irreale. Marcello cominciò a tremare. Egli non si poneva domande, ma sentiva freddo e aveva paura.

Un'entrata s'aprì nella roccia e Meda vi entrò facendogli cenno di seguirla. L'entrata era poco più d'un buco. Egli si chinò per introdursi: gli apparve un sentiero pietroso e scosceso Gli occhi si abituarono pian piano all'oscurità verdastra: ora egli vedeva il percorso sinuoso che si perdeva nelle viscere della terra.

Camminarono un poco in silenzio inoltrandosi nella caverna. Infine, apparvero dei gradini corrosi.

- Dammi la mano, gli disse Meda, ti guiderò nella discesa. -

Marcello affidò di buon grado la sua mano a quella rugosa della vecchia. Si sentiva più sicuro e cominciò a scendere. L'ambiente si trasformava lentamente: il buio della grotta sfumò come per dissolvenza, i gradini si trasformarono in uno scalone marmoreo percorso da una guida rossa. Anche Meda subì una trasformazione straordinaria: le rughe del suo volto si distesero, il corpo curvo ed esile si allungò, si riempì, fino a divenire florido e prospero. Un grande e prorompente seno sembrava traboccare da una veste bianca, una tunica leggera e morbida che velava il corpo rigoglioso di una donna nel fiore degli anni.

Scesero qualche scalino. Nella luce calda che pian piano si espandeva intorno a lui apparvero un grande specchio dorato, una poltrona, altri mobili in una camera preziosamente arredata. Una luce dorata entrava a fiotti dalla finestra aperta su un parco fiorito. La donna si sedette e lo attrasse a sé. Era per Marcello naturale e irresistibile. Si guardò stupefatto al grande specchio e vide che era tornato bambino, un piccolo paffutello biondo. La donna lo prese in braccio, lo baciò e lo tirò sulle ginocchia, poi lo avvicinò al seno. Con naturalezza Marcello prese a succhiare il latte che sgorgava tiepido e dolce dalle mammelle di quella che, ora lo vedeva bene, era sua madre, nient'altro che la sua calda e rassicurante madre, dalla quale aveva preso nutrimento e vita. Sentiva la pienezza tranquilla che lo saziava e con essa il lieve sonno che lo pervadeva, mentre le braccia armoniose della madre lo cullavano. Prima di cedere del tutto al sonno, pensò che non ricordava d'aver provato mai quella felicità serena; certo aveva fatto bene a seguire la vecchia, se in cambio aveva ritrovato la madre, il suo amore e la sua protezione. Pregò di non svegliarsi più, di restare così eternamente, senza crescere affatto, godendo la ritrovata pace nelle sue braccia rosee.

Non seppe quanto tempo fosse trascorso in quel dolce sonno.

Capì che si era svegliato e che la sua condizione era cambiata: si trovava in una umida giornata d'autunno e sentiva un prete salmodiare. Si guardò attorno: gente piangente circondava una fossa tra le croci.

"Ecco" pensava "questo è il funerale di mia madre." Una cassa, infatti, veniva calata nella fossa; un uomo (era certo suo padre) gli fece raccogliere un pugno di terra e lo invitò a gettarlo sulla bara. Egli pianse a dirotto, mentre la cassa calava nel buco. Sapeva che la mamma non ci sarebbe più stata, che scendeva verso il buio della terra, anche se tutti gli dicevano che era andata lassù e indicavano il cielo. Marcello s' accorgeva per la prima volta che i grandi erano potenti e crudeli, ma soprattutto bugiardi. Egli piangeva inconsolabile: senza la sua mamma non sarebbe potuto vivere, si trovava improvvisamente solo e straziato, piccolo e indifeso. La mano grande e nodosa di suo padre stringeva forte la sua facendogli male. Ne ebbe paura: era certo stato lui a chiudere la mamma in quella cassa di legno e a farla andare sottoterra. Forse voleva restare con Caterina, quella ragazza giovane e ridanciana, che a volte gli dava i pizzicotti sulle guance e gli diceva:

- Bello il mio ometto! - stringendolo da farlo soffocare al petto sodo. Egli sentiva un odore pungente provenire dalle ascelle della ragazza, mentre nel lettone la mamma dormiva... dormiva ... non si sarebbe svegliata più.

Invaso dal terrore, mentre la terra cadeva sulla mamma chiusa nella cassa, sentì che voleva fuggire da lì, nascondersi dentro l'armadio grande, tra gli abiti della madre che sentivano ancora di lei.

Lo riscosse la voce di Meda, tornata nuovamente anziana, che diceva:

- Scendi ancora con me. -

Era sullo scalone dalla guida rossa, uomo fatto, e dava la mano alla vecchia. Assurdamente pensò al suo somarello abbandonato, con la soma e tutto, in mezzo alla campagna assolata.

Meda sentì il suo pensiero:

- Non preoccuparti, il somaro è sicuro, legato all'albero di quercia davanti al tuo casale. -

Non si sorprese. Marcello ormai era pronto a tutto.

Scese docile l'ultimo gradino: un salone luminosissimo si apriva davanti a lui. La vecchia lo guidò verso un corridoio lungo e stretto che s'intravedeva alla loro sinistra.
© M.Floris - Tutti i diritti riservati. È vietato utilizzare questo testo, anche parzialmente, senza autorizzazione.
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