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La grande capacità dei poeti che hanno reso immortale l’arte della poesia e sempre più profonda l’esplorazione dei sentimenti umani, è stata anche quella di lasciare affogare il lettore nelle proprie emozioni riproponendogliele in versi e consentendogli di riappropriarsene in qualunque momento della propria vita semplicemente leggendo e rileggendo pagine delle loro opere.
Questo potere è stato proprio di uno dei più grandi poeti di tutti i tempi, Arthur Rimbaud, che fece suoi e mise in pratica i concetti elaborati da Baudelaire, quindi del simbolismo, dando ancor più splendore alla poesia e alla metamorfosi letteraria del suo secolo.
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| IL POETA VAGABONDO |
 Arthur Rimbaud nacque in Francia a Charleville, Ardenne, nel 1854 e morì a Marsiglia nel 1891.
Senza dubbio è da considerare il poeta “vagabondo” della libertà, che durante tutta la sua sofferta esistenza, segnata da ferite fin dall’infanzia- la separazione dei genitori-, disperatamente inseguì, probabilmente trovò, ma per cui lottò fino alla morte, scontrandosi continuamente con la realtà, quindi con la società del tempo, e con la logica del pensiero razionale, da lui, nelle sue opere, annullata e ricostituita dal potere della fantasia.
La definizione di Rimbaud quale “poeta vagabondo”, deriva dal motivo trascinante della sua intera esistenza: il viaggio. Fu infatti prima di ogni altra cosa un viaggiatore per molte ragioni: per necessità, allo scoppio della guerra franco-prussiana per cui fuggì dalla Francia; per desiderio di scoperta, come testimoniano i suoi spostamenti, non solo per tutta l’Europa, ma anche in Indonesia (isola di Giava), in Arabia del Sud (Aden), in Africa, fino a divenire vero e proprio esploratore di queste terre; per lavoro, per cui si trasferì nel 1880 ad Harar, in Africa, località al confine con l’Etiopia e la Somalia, dove divenne commerciante di caffè, di pelli, e trafficante di armi, grazie ai quali si arricchì.
La sua apparenza di viaggiatore è uno degli aspetti che più ha magnetizzato la mia attenzione, concretizzando nella mia immaginazione la sua figura di poeta girovago, parallela al lato del suo essere più vivo e coinvolgente, di esploratore attraverso i meandri dell’animo umano.
Proprio questa credo sia l’esperienza più entusiasmante che travolge leggendo le poesie di Arthur Rimbaud: il desiderio di una ricerca che vada al di là della realtà tangibile, ma che necessariamente debba essere partorita da una piena e libera interrelazione con tale realtà.
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| LA LOTTA DELL'"ESSERE" |
“Si può essere veramente vivi solo avendo conoscenza della vita, partecipando e lottando per la vita.”
Questo pensiero ha iniziato a consolidarsi nella mia mente attraverso i versi di Rimbaud, che si rivelano come sospinti dallo spirito del desiderio dell’ “esserci”, da un’energia che sembra deformare la forma fisica dell’uomo trascinandolo in una nuova dimensione, in cui non è più di una foglia, di una strada, di un vento, e non meno importante di un dio.
L’esperienza poetica di Arthur Rimbaud ha tutto l’aspetto di una rivolta contro la mediocrità che divora l’essere umano, che sembra quasi incapace di divenire padrone della propria coscienza e cosciente della sua essenza, che appare sempre più rassegnato ad accontentarsi, incapace di scoprirsi come energia generatrice.
L’insegnamento che Rimbaud ha abilmente saputo trasmettere è di avvicinarsi e introdursi nella poesia con movimento di pensiero, concependo i versi come punto di partenza di un’idea propria, da cui il desiderio deve liberare la ragione, e la ragione servire da mezzo per ricercare il desiderio.
Bisogna essere viaggiatori senza timore di dove possa condurre il viaggio.
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